scuola

Precariato a scuola: come funziona e perché non si viene assegnati a ruolo

Nonostante la scuola pubblica sia sempre sotto organico e siano cambiate le modalità di assunzione a tempo indeterminato, molti aspiranti docenti e professori rimangono ancora in una condizione di precariato.

Vediamo come funziona il sistema e perché non si viene assegnati a ruolo.

Come funziona il sistema delle assegnazioni a ruolo

Per il prossimo triennio 2023/2025, è stato rivisto il regolamento per l’assegnazione in ruolo, con nuove disposizioni ministeriali che dovrebbero consentire un inizio di anno scolastico con una copertura totale dei posti in cattedra. Il Miur (Ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca) ha pubblicato nell’aprile 2022 il decreto PNRR 2 in cui ci sono alcune novità per il reclutamento di oltre centomila precari.

Si tratta di un maxi emendamento dove sono due le modifiche principali. Torna, infatti il vincolo di permanenza per un triennio presso l’istituzione scolastica di ruolo ed è stata abolita la prova a quiz nei concorsi a cattedra. Tra le più grandi novità del decreto, quella più incisiva è riferita alla formazione iniziale degli insegnanti.

Vediamo di seguito, uno per uno, i punti del decreto:

  • è prevista retribuzione per la formazione volontaria;
  • può entrare nelle graduatorie per l’assunzione in ruolo chi è in possesso di idoneità a un concorso bandito in precedenza;
  • ritorna a tre anni, invece degli attuali cinque, il vincolo di permanenza nella sede di prima assegnazione dei neo assunti;
  • sono accorpate alcune classi di concorso;
  • per le prove dei concorsi saranno utilizzate domande a risposta aperta piuttosto che test con crocette oppure a risposta multipla;
  • gli aspiranti in possesso di abilitazione all’insegnamento che, negli ultimi cinque anni hanno tre anni di servizio su sostegno, possono partecipare ai concorsi riservati su posti di sostegno;
  • è previsto un concorso straordinario per i docenti di IRC, rivolto ai precari in possesso di diploma diocesano e trentasei mesi di servizio;
  • è prorogata fino al 2025 l’assunzione degli insegnanti di sostegno inseriti nelle graduatorie provinciali (GPS);
  • l’abilitazione all’insegnamento è conseguita soltanto dopo aver superato l’esame finale del percorso di laurea;
  • gli aspiranti docenti in possesso di ventiquattro CFU, conseguiti, prima del 31 ottobre 2022, possono partecipare ai concorsi indetti fino al 31 dicembre 2024;
  • nei percorsi di formazione iniziale degli insegnanti vengono riconosciuti ventiquattro Crediti Formativi Universitari.

Dalle pagine di https://www.gestionecreditipubblici.it/ un sito specializzato nei rapporti con la PA, anche con patrocinio, apprendiamo che nel caso non avvenisse il riconoscimento corretto dell’anzianità del servizio realizzato presso vari istituti, è possibile fare ricorso. I lavoratori nel pubblico impiego hanno ragione di voler riconosciuti i loro diritti e lottare contro il precariato.

Perchè non si viene assegnati a ruolo?

Anche se il Ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca, prima dell’avvio del nuovo anno scolastico 2022/2023 ha annunciato l’assunzione di un numero elevato di aspiranti docenti, molte cattedre potrebbero rimanere vacanti.

Il motivo è da riferirsi all’esaurimento delle graduatorie di alcune classi di concorso. A soffrire maggiormente della carenza sono soprattutto le scuole secondarie, di primo e secondo grado.

Leggermente migliore è la situazione nelle scuole dell’infanzia e primaria e per i docenti di sostegno. In alcune regioni italiane, soprattutto quelle del Nord e del Centro, ci sono grosse carenze di docenti abilitati, particolarmente per quanto riguarda l’insegnamento delle discipline scientifiche.

Dove sono terminate le graduatorie, le istituzioni scolastiche sono impossibilitate ad assegnare i posti vacanti a ruolo, per cui le cattedre si trasformano in supplenze annuali. Il docente incaricato avrà una supplenza fino al 31 agosto dell’anno successivo.

L’allarme disoccupazione in Italia è sempre molto alto, sono in tanti a frequentare corsi di formazione e di specializzazione per poter avere maggiori qualifiche e accedere a graduatorie con punteggi maggiori. Ciò significa che il nostro paese va incontro a una maggiore qualificazione nel lavoro, ma senza una sensibile semplificazione delle procedure potrebbe servire a poco.